Essere o non essere (in prima fila il giorno del tuo matrimonio)

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"Psssss…. Psssss…. Signore scusi, non è che per gentilezza potrebbe piegare lievemente la spalla verso sinistra, reclinare la testa a destra, roteare in su l’orecchio e incunearsi di qualche millimetro nella poltrona?"

Ecco svelata l’inconfessabile tentazione di chi va a teatro per assistere ad una pièce e si ritrova per tutta la sera in un angusto angolino dell’ultima fila a cercare di leggere il labiale degli attori in scena per capirci qualcosa.

In effetti non è esattamente il massimo della vita andare a vedere, per esempio, “Amleto” e starsene tutto il tempo abbarbicato a una colonna in un equilibrio instabile e col collo perennemente tirato nello sforzo di riuscire a vedere qualche scampolo della rappresentazione.

Come minimo si torna a casa con la cervicale in fiamme, i crampi alle spalle, le braccia dolenti e gli occhi storti.

Senza contare il terribile senso di frustrazione di chi ha pagato un biglietto per uno spettacolo di cui non ha capito un'acca, o quasi.

Le ultime file a teatro sono una vera iattura.

L’acustica è pessima, si rischia di perdere battute su battute perché la trasmissione delle voci è lenta e sporca.

Cosicché le parole si confondono, sfuggono e arrivano in ritardo, mescolandosi peraltro coi vari colpi di tosse della platea e il puntuale, insopportabile rimestio di carte di caramelle, che a teatro rappresenta un grande classico al pari di Shakespeare.

La visuale poi è monca e limitatissima, subordinata poi all’incognita di chi è seduto davanti: spilungone, uomo barbuto e capellone, signora con pelliccia e cappello piumato… peggio mi sento se è uno di quegli spettatori iperattivi che non sta fermo un minuto.

E poi c’è lei, l’immancabile coppietta che per tutti e cinque gli atti della tragedia shakespeariana se ne sta avvinghiata a mo’ di koala all’albero…

Insomma, le variabili sono davvero troppe.

La distanza dal palco è talmente tanta, che ci vuole il binocolo per distinguere Amleto da Orazio e il teschio dell’“essere o non essere” rischia di essere scambiato per una pallina da tennis tenuta in mano per qualche arcano motivo.

In una situazione del genere c’è il rischio di perdersi dettagli fondamentali, non si colgono le sfumature, la mimica facciale se ne va a farsi benedire, per non parlare delle emozioni degli attori e del loro flusso d’energia del famoso metodo Stanislavskij.

In platea, invece, avviene esattamente il contrario.

Le parole sono nitide, rotonde e si riesce a percepire anche il respiro dell’attore, un sussulto, finanche un’incertezza.

Le emozioni sono palpabili e vive.

Lo spazio scenico non ha intralci né condizionamenti, e si spalanca agli occhi dello spettatore in tutta la sua trascendente bellezza, delineandone ogni contorno, ogni dettaglio, ogni impercettibile e preziosa sfumatura.

Se in ultima fila hai visto, si fa per dire, un tipo che ti hanno detto essere il principe di Danimarca, che a un certo punto si mette a parlare con una pallina da tennis e non si è capito perché alla fine è morto, in prima fila hai assistito all’Amleto di Shakespeare.

Praticamente hai visto un altro spettacolo.

Come l’Amleto, anche il tuo matrimonio è un capolavoro di cui potrai godere appieno solo se sceglierai di viverlo in prima fila.

In questo senso, scegliere una location qualsiasi pescando da quei portali di massa che pubblicano decine di migliaia di strutture senza fare alcuna selezione, equivale a far sedere i tuoi invitati in terzultima fila dietro alla colonna, con la siùra dal cappello piumato che dondola la testa a destra e a sinistra, incastrati tra il corpulento signorotto che tira su col naso ogni cinque secondi e ripete sottovoce tutte le battute e l'attempata "forever-young" che sgranocchia pop-corn.


- La vicina di poltrona ideale quando ti trovi in terzultima fila dietro alla colonna - 

Lo so che non lo permetteresti mai.

Tu sei una sposa che sogna un matrimonio memorabile e merita solo posti in platea sotto al palco.

Ed è proprio per le persone come te, che puntano sempre al meglio e che soprattutto nei momenti più importanti della loro vita scelgono solo posti in prima fila, abbiamo creato il Marchio di Eccellenza.


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Questo marchio identifica le migliori dimore storiche d'Italia, una selezione di castelli, ville nobiliari, antiche residenze, palazzi storici esclusivi e di grande fascino, valutati attraverso un Protocollo di Certificazione che include oltre 100 Controlli di Qualità.

Se vuoi assicurarti un posto in prima fila nel giorno più bello della tua vita, cerca la Corona d'Oro.

Non fare come quelle spose che si accontentano delle ultime file rovistando in uno dei tanti portali di massa alla ricerca di una location banale e ordinaria in mezzo a ristoranti, agriturismi, villette moderne e strutture improvvisate.

Tu sei diversa. Tu sai che per il giorno più bello della sua vita meriti di essere la protagonista assoluta, di catturare la scena e le luci della ribalta e prenderti i meritati applausi del pubblico in sala.

Ecco perché il palcoscenico perfetto per il tuo matrimonio può essere solo una delle dimore storiche d'eccellenza che hanno ottenuto la prestigiosa "Corona d'Oro".

In questo modo i riflettori saranno puntati tutti su di te, nulla sarà lasciato al caso e la regia sarà curata fin nei minimi dettagli.

E ricorda che se vuoi salire sul palco da protagonista, non devi fare altro che pronunciare le 6 Parole Magiche: "VI HO VISTO SU RESIDENZE D'EPOCA".

Se vuoi salire sul palco da protagonista pronuncia le 6 Parole Magiche: "VI HO VISTO SU RESIDENZE D'EPOCA"

Questa frase è la prima e più importante battuta del tuo copione, perché ti qualificherà immediatamente agli occhi dei proprietari delle dimore storiche, ti permetterà di essere accolta come un Sposa VIP e ti farà godere dello stesso trattamento di riguardo riservato solo ai nostri migliori clienti.

E adesso, su il sipario!

Mauro Tonnini Cardinali

Fondatore di Residenze d'Epoca
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