Villa Giovanelli Fogaccia: un matrimonio fiabesco da vere principesse

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Un matrimonio principesco, in una Villa principesca, accolti in maniera principesca. 

Non metaforicamente, ma nel vero senso della parola. Perché gli sposi che scelgono di festeggiare il loro giorno più bello a Villa Giovanelli Fogaccia hanno il privilegio d’essere accolti e seguiti dalla Principessa Ginevra Giovanelli in persona, proprietaria di questa dimora da favola.


La storia di Villa Giovanelli Fogaccia è una favola costellata di personaggi illustri e fascinosi aneddoti.

“Vede quella collina? Vorremmo costruirci la casa, press’a poco come il Palazzo di Elusone”. E’ il 1924 quando le Contesse Marieta e Giulia Fogaccia, figlie del Conte Piero Fogaccia, manifestano all’amico architetto Marcello Piacentini il desiderio di realizzare una villa suburbana che richiamasse la loro residenza di famiglia situata a Clusone, nella bergamasca. Detto fatto: dopo poco il progetto prende il via.

La costruzione viene edificata nell’Agro Romano, fra la via Boccea e l’Aurelia. Pur essendo a soli cinque chilometri da San Pietro la tenuta dei Fogaccia, che diedero il nome all’intero quartiere da loro bonificato e modernizzato, si trovava in aperta campagna.

Ecco perché l’arrivo della luce elettrica nella borgata rappresentò un vero e proprio evento, coronato addirittura dalla presenza di Re Vittorio Emanuele III che in quell’occasione inaugurò la Villa. “Lui - racconta la Principessa Giovanelli - venne nel 1938 quando il Conte Fogaccia fece arrivare la luce fuori Roma, perché noi all’epoca eravamo poco fuori la città. La luce arrivò nella borgata che si chiama Fogaccia come noi. L'evento era così importante che il Re in persona venne a inaugurare la Villa, che in realtà già esisteva, con l’accensione della prima luce. All’epoca c’erano le macchine ma si andava ancora spesso in giro con le carrozze trainate da cavalli, e la corrente elettrica era una grande novità”.


Villa Giovanelli Fogaccia, una dimora principesca inaugurata da Re Vittorio Emanuele III.

Ma il Re non fu l’unico ospite illustre della Villa. “Uno su tutti - ricorda la Principessa - fu Mussolini, anche se capisco che è un personaggio scomodo da nominare. Ma all’epoca c’era lui, non è che lo abbiamo scelto noi. Poi ci fu il Principe Umberto e il Cardinale Fumansoni Biondi, che all’epoca era importantissimo perché era il braccio destro del Papa e tanti altri personaggi importanti”.

Un prestigio, quello di Villa Giovanelli Fogaccia, legato anche al nome dell’illustre architetto che l’ha progettata, perché per almeno metà del Novecento il Piacentini fu protagonista quasi assoluto dell’architettura italiana. 

Basti pensare che a lui si devono, tra gli altri, il Palazzo delle Esposizioni, Via della Conciliazione, il Palazzo dello Sport e quello del Rettorato de “La Sapienza” con relativa Cappella e la ristrutturazione del Teatro dell’Opera e di Villa Madama, giusto per citare alcune opere romane.

Con Villa Giovanelli Fogaccia, però, è la prima volta che il Piacentini sperimenta una sua concezione costruttiva di casa privata. Il risultato è a dir poco spettacolare: cortile d’ingresso tempestato di sampietrini con cordoni di travertino, all’interno pareti dorate con tinte di avorio, tufo, verde, rosso cupo, arancione e viola.


Una villa progettata dall’illustre architetto che lega il suo nome al Teatro dell’Opera, al Palazzo delle Esposizioni, al Palazzo dello Sport, al Rettorato de “La Sapienza”.

E ancora infissi di legno color mogano, ambienti ornati con materiali di pregio e scalone in travertino. Le sale di soggiorno, inoltre, sono collocate a metà fra il pianterreno rialzato e il primo piano: un sistema che si rivelò molto utile perché vuol dire che per passare da un piano all’altro si fa una sola rampa di scale invece che due.

Ogni particolare, insomma, è stato attentamente studiato e curato nei minimi dettagli: dai pavimenti in cotto, espressamente confezionati a Perugia, alle ceramiche di produzione napoletana, sino ad arrivare alle stupende e originalissime rubinetterie del bagno per gli ospiti che riproducono animali di campagna.

Ovunque, a Villa Giovanelli Fogaccia, è un trionfo di magnificenza e sontuosità che si estrinseca anche nel meraviglioso parco di otto ettari popolato da lunghi e romantici viali alberati, piante mediterranee e ben settantamila essenze arboree.


Una Villa da sogno capace di trasformare il giorno del sì in una favola da incastonare per sempre nella memoria del cuore.

Il tutto è curato ad arte dalla Principessa Ginevra Giovanelli, che ne ha raccolto l’eredità, materiale ma anche d’intenti, dalla mamma e dalla nonna.

Perché Villa Giovanelli Fogaccia è una residenza d’epoca completamente al femminile. “Il Conte Fogaccia - ricorda la Principessa - regalò la Villa a sua nipote Giulia, che era mia nonna e che dopo essersi sposata con il Principe Giuseppe Giovanelli la passò a mia madre, la quale a sua volta l’ha passata a me. Questo non vuol dire che la Villa sia tutta un fronzolo, ma è sicuramente una Villa molto festosa perché qui si tenevano di continuo ricevimenti, feste e balli. In realtà io sto semplicemente proseguendo, in era moderna, ciò che hanno sempre fatto mia nonna e mia madre: ricevere”.


L’arte del ricevere che si tramanda da principessa a principessa, di generazione in generazione.

Una Villa magica, che è diventata finanche “stregata” quale protagonista del celebre film “La casa stregata” di Bruno Corbucci, con Renato Pozzetto e Gloria Guida. In virtù della sua unicità e del suo magnifico splendore, infatti, Villa Giovanelli Fogaccia è stata scelta come location di tantissimi film italiani d’annata: da “La piovra 4” a “Il vizietto”, passando per “Angeli senza paradiso”, “In nome del popolo italiano”, “Il conte Tacchia”, “Ombre”, “Ti amo in tutte le lingue del mondo” e molti, molti altri ancora.

“Abbiamo girato quasi 240 film - dice la Principessa Giovanelli -. Negli anni Settanta e Ottanta credo che la Villa fosse uno dei pochi set romani. Abbiamo girato tantissimo, anche forse troppo. ‘La casa stregata’ con Pozzetto e Gloria Guida, quelli con Bombolo, Lory Del Santo, Al Bano e Romina. A tal proposito mi piace ricordare che loro due si conobbero proprio qui. Era il periodo in cui Al Bano aveva cominciato a cantare e facevano quei famosi film in cui lui era il ragazzo povero di campagna che incontrava la ragazza bellissima che si innamorava di lui. In realtà loro non si conoscevano e si sono conosciuti proprio qua, in Villa. Una volta ad una cena ho incontrato Romina e pensavo che lei non sapesse nemmeno chi fossi. E invece mi fa: ‘ma tu sei una di quelle biondine che passeggiava all’epoca con la tua mamma bellissima a Villa Giovanelli!’. Fu molto carina, perché ricordava quando io e le mie sorelle scorazzavamo nei prati mentre loro giravano i film. All’epoca eravamo davvero in pochi ad avere il coraggio di dare le case alle produzioni cinematografiche per paura del caos o di eventuali danni alla struttura. Qui entrò in ballo mio zio Carlo che era amico di molti attori e registi e ci convinse a fare questi film. Per cui ci ritrovammo con la Villa piena di attori, registi, costumisti che giravano… è un bel ricordo, anche se noi eravamo piccolissime”.


Villa Giovanelli Fogaccia è una ‘location magica’, la preferita anche da centinaia di produzioni cinematografiche.

Ma Villa Giovanelli Fogaccia non è solo cinema, prestigio, sontuosità, illustre storia, atmosfera da fiaba e bellezza intrinseca di una location dal fascino unico e suggestivo. 

A far la differenza è innanzitutto la Principessa Giovanelli, che con innata classe ed appassionato entusiasmo ha sempre puntato a far sì che quest’elegante e maestosa dimora storica fosse davvero accogliente per tutti. In primis per gli sposi, che lei personalmente segue in tutte le fasi del matrimonio.

“Io finché potrò lo farò, perché trovo che sia corretto così. In fin dei conti questa è casa mia. Certo, non posso organizzare tutto il matrimonio, ma sono la prima che conosce gli sposi, i loro problemi, ci parlo per un anno intero e, alla fine, mi affeziono davvero, perché per me molto spesso sono quasi dei figli. Poi lo trovo divertentissimo, è come se ogni volta mi sposassi di nuovo, ed è veramente una grande gioia. Mi rendo però conto che siamo pochissimi a ricevere gli sposi, perché molti sono titubanti a dare di loro stessi un’immagine di normalità. Io sono invece dell’opinione che tu sei anche la tua casa. La Villa è anche me, io ci sto dentro da trent’anni, un po’ mi rappresenta e un po’ io rappresento lei. Siamo un tutt’uno”.


La Principessa Giovanelli Fogaccia, con la sua innata classe e il suo appassionato entusiasmo è il vero cuore pulsante della villa.

E con una padrona di casa così raffinata e al tempo stesso affabile e spumeggiante non è difficile creare un rapporto che vada al di là del mero rapporto professionale.

“Sono trent’anni che lavoro in questo campo e i primi anni ammetto che con gli sposi eravamo piuttosto pari come età per cui non mi faceva né caldo né freddo. Quando ho passato i quaranta ho cominciato a vederli effettivamente giovani, perché hanno tutti almeno vent’anni meno di me e mi fanno una tenerezza… Perché noi abbiamo passato e digerito tutte le parole e sappiamo rispondere a tante domande stupide, che sono poi le domande che tutte noi abbiamo fatto a chi stava accanto a noi quando ci siamo sposate. Alla fine succede che mi affeziono a tutti perché li vedo un po’ come figli e loro mi vedono come una zia, per cui mi raccontano cose che prima non mi raccontavano, e il rapporto diventa molto più intimo. Ci scriviamo, mi mandano le foto dei loro figli. Le mie ragazze, come le chiamo io, le mie spose, mi vengono a trovare e sono sempre felici di farlo. E’ cambiato un po’ il rapporto, è molto tenero perché ti rendi conto che ti hanno voluto bene anche loro”.


Una tradizione fatta di rapporti umani, di calore, di emozioni dove gli sposi diventano pagine importanti della storia della villa.

E’ evidente che la Principessa ha seminato bene, anche dal punto di vista umano.

“Il punto di forza della Villa siamo io e la location. È brutto dirlo perché dovrebbe essere un altro il punto di forza, perché pensando al giorno in cui non ci sarò più è un po’ ridicola la cosa. La location, è vero, fa già tanto ma credo che anch’io faccio la mia parte. Spesso capita che, anche se non si sposano qui, me li ritrovo per il battesimo perché io rimango impressa nella memoria... e allora ti rendi conto che tu fai la differenza. Anche la Villa ovviamente, perché se il palcoscenico è brutto non ci torni. E poi, aggiungo, la professionalità. La ditta di catering Natalizi è in gestione qui da quindici anni e su quello non cedo, perché la qualità è fondamentale. L’aspetto della qualità è cruciale se si vuole essere il più vicini possibile alla perfezione, anche a costo di lavorare di meno, perché la qualità, quella vera, si paga ed è giusto che sia così”.

E sull’efficienza, la cura dei dettagli e la ricerca della perfezione la Principessa non cede di un millimetro. Il che vuol dire sicurezza e tranquillità per gli sposi, che a Villa Giovanelli possono veramente vivere il giorno più bello ed importante della loro vita senza stress e completamente immersi in una dimensione da favola.


A Villa Giovanelli Fogaccia tutto deve essere impeccabile. Sull’efficienza, la cura dei dettagli e la ricerca della perfezione la Principessa non cede di un millimetro e pretende il meglio da fornitori e collaboratori.

La Villa è, senza se e senza ma, una location da favola. E la Principessa Ginevra ha veramente una marcia in più. Al punto da trasformare un momento difficile in un’occasione di rinnovamento.

“Lavorando di meno durante la pandemia ho iniziato a riorganizzare personalmente i giardini, ed è una cosa che non facevo non so nemmeno io da quanto perché a forza di lavorare per i ricevimenti non avevo mai tempo. Invece ora con mio figlio abbiamo fatto un giardino nostro, stiamo piantando piante nuove, modernizzando quello che c’era. E’ la prima volta in vita mia che mi diverto a fare l’aiuto giardiniere, e il lato positivo è che l’anno prossimo gli sposi avranno i giardini ancora più belli. Perché alla fine un lato positivo c’è sempre in tutte le cose”.

Una considerazione saggia e preziosa, che nella sua semplicità rappresenta la strada maestra per uscire dalla paludosa impasse, materiale e psicologica, di questo nostro tempo così incerto, complesso e angusto e ci ricorda che la bellezza è racchiusa ovunque. Basta solo avere occhi per vederla: gli occhi del cuore.


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