Sputare in terra, soffiarsi fragorosamente naso, pulirsi le mani con la tovaglia… Errori, ed orrori, che ovviamente oggi nessuno commette. Ma che nel Cinquecento erano all’ordine del giorno. Tanto da costringere un illustre Monsignore, nonché letterato, toscano a mettere nero su bianco le più elementari regole delle buone maniere. Come ad esempio: “Non istà bene a fregarsi i denti con la tovagliuola, e meno col dito, che sono atti difformi. Né risciacquarsi la bocca e sputare il vino, sta bene in palese”. Il Monsignore in questione si chiamava Giovanni Della Casa, ed il libro è il suo famosissimo Galateo, che altro non è se non un “Trattato de’ costumi che si debbono o tenere o schifare nella comune conversazione”, come inciso nel sottotitolo dell’opera originale. [mostra tutto...]